La conoscenza, nella società della globalizzazione, assume una centralità dovuta ad esigenze molteplici nonché contraddittorie del capitalismo di questa fase. Essa è infatti indispensabile per l’attuale straordinaria accelerazione della produttività del lavoro, per i processi d’espansione del mercato fino al vivente, per l’acquisizione ed il dominio di una quantità sempre maggiore d’intelligenza nei processi produttivi. Contemporaneamente la diffusione della conoscenza estende e generalizza strumenti di maggiore comprensione della realtà. Il capitalismo ha oggi necessità di sempre maggiori risorse intellettuali, ciò crea nuove contraddizioni, espropriando del sapere i soggetti che consentono l’incremento di conoscenza nella produzione e nella distribuzione, e li sottopone a forme di sfruttamento e di precarizzazione del lavoro e della vita sempre più intensi. Lo stesso sistema d’istruzione dei giovani e la produzione artistica, per natura e vocazione disinteressati, vengono espropriati della loro funzione sociale e risucchiati nel mercato in un processo più o meno lento, ma che appare inesorabile, da quando l’Organizzazione Mondiale per il Commercio ha deciso che anche tali beni non possono sottrarsi al mercato, dal momento che costituiscono un “affare” di enorme portata. Al contrario pensiamo che anche la conoscenza appartenga a quell’insieme di beni comuni che non possono essere alienati dal mercato, diritti universali e beni fondamentali ai quali ogni persona deve poter accedere. Siamo consapevoli della portata della sfida per la trasformazione dell’economia della conoscenza in “società della conoscenza”, in cui la libera e massima possibilità di espressione personale possa costruire una società contrassegnata dalla pace, dal rispetto e dalla valorizzazione delle differenze, dalla riappropriazione del tempo e degli spazi di vita, dal controllo sociale sulla scienza e sui processi produttivi e riproduttivi. Proprio per la portata di questa sfida, pensiamo che sia indispensabile la costruzione di un punto di vista di “sinistra” forte ed in grado di attrarre soggettività oggi disgregate e subalterne alla società dei consumi; un’aggregazione autorevole nella critica al neoliberismo come modello dominante dell’attuale fase del capitalismo. Per creare senso comune su questi temi, pensiamo sia indispensabile un’azione comune di tutte quelle soggettività, organizzazioni partitiche, sindacali, associative a vario titolo, che in questi anni hanno maturato una resistenza ed una critica al neoliberismo, che pur esercitando una forte egemonia nelle società avanzate ha visto l’insorgenza di movimenti che ne hanno messo in discussione molti aspetti fondamentali. Si tratta di dar vita ad un vero e proprio cantiere che costruisca una efficace possibilità di contrastare processi distruttivi dell’ambiente, della convivenza civile e persino della vita. Un cantiere aperto a tutti quei soggetti organizzati od individuali che intendono avviare insieme un percorso, nel quale si possano incontrare culture ed origini diverse, disponibili ad un confronto paritario, per la costruzione di uno spazio comune, capace di proporre un’alternativa alle politiche liberiste e di ripensare al futuro come prospettiva di liberazione ed uguaglianza nella diversità per tutte e tutti.
Il rilancio della scuola è una urgenza non più rinviabile. Le forze della sinistra identificano nei seguenti punti un terreno di comune indagine e azione:
• Difesa della laicità della scuola pubblica;
• Elevamento dell’obbligo scolastico a 18 anni da assolversi nell’ambito del sistema di istruzione;
• Piano aggiuntivo (oltre alla triennalità già programmata con la Finanziaria 2007) di immissioni in ruolo dei lavoratori precari (insegnanti ed ata) della scuola;
• Abrogazione della previsione di aumento dello 0.4 nel rapporto alunni/classe;
• Rispetto del tetto massimo di 25 alunni per classe senza deroghe e di 20 alunni per classe in presenza di un solo alunno diversamente abile;
• Nuova definizione delle norme per il sostegno in modo da rendere esigibile il diritto di attivare un percorso di sostegno alla classe ogniqualvolta se ne ravviserà la necessità;
• Previsione di mediatori culturali e linguistici a supporto dell’attività didattica ordinaria;
• Piano straordinario di finanziamenti per il ripianamento dei debiti delle Istituzioni scolastiche;
• Aumento delle somme accreditate alle scuole per le supplenze e per il funzionamento ordinario;
• Piano aggiuntivo (oltre ai finanziamenti previsti nell’ultima Finanziaria) per l’edilizia scolastica;
• Superamento delle Indicazioni nazionali della Moratti;
• Potenziamento del tempo pieno come modello scolastico a 40 ore settimanali e 2 insegnanti;
• Definizione del biennio unitario e riforma della scuola media inferiore;
• Riforma degli organi collegiali nella direzione di un allargamento della partecipazione;
• Valorizzazione della funzione e del ruolo dei docenti sul piano culturale, sociale e professionale;
• Risorse per nuove istituzioni scolastiche che promuovano l’educazione degli adulti, favorendo percorsi di alfabetizzazione funzionale rivolti a tutti i cittadini.
Università e ricerca
Investire nel terreno dell’Università e della Ricerca è strategico per la qualità economica e sociale dello sviluppo e la sua sostenibilità.
Per questo, sin dalla Finanziaria, le forze della sinistra ritengono prioritaria una azione comune sui seguenti terreni:
• E’ emerso il comune intendimento di arrivare ad una posizione unitaria sulle questioni che dovranno essere affrontate in occasione della prossima legge finanziaria.
• Prevedere il superamento dell’attuale situazione di precariato che oltre a non trovare nessuna giustificazione nella pur difficile situazione del bilancio pubblico rappresenta una condizione insostenibile e di spreco di risorse umane e materiali.
• Superare la vessatoria norma del blocco delle assunzioni i cui oneri sono comunque all’interno degli stanziamenti a bilancio.
• Superare le condizioni di grave difficoltà accumulate in questi anni che rappresentano una penalizzazione anche finanziaria per il paese date le conseguenti difficoltà e spesso impossibilità di adire ai finanziamenti e ai progetti comunitari.
• Recuperare condizioni di funzionamento tali da rendere possibili e coerente i positivi percorsi verso i processi di valutazione del merito, da un lato attraverso l’adeguamento dei finanziamenti ordinari e dall’altro attraverso lo sviluppo – esteso a tutti gli enti di ricerca - delle procedure di gestione contenute nel ddl Mussi.
• Dedicare una riflessione ad hoc al tema della qualità dello sviluppo che deve vedere nella ricerca pubblica un punto di riferimento e di iniziativa tale da sopperire alla carenze di un sistema produttivo che, nonostante i consistenti trasferimenti finanziari pubblici, sta accumulando pericolosi deficit tecnologici e di qualità dello
sviluppo, e che si riflette in un generale arretramento economico, sociale,
ambientale e culturale del paese.
• La cultura e’ un bene comune, un diritto inalienabile e non privatizzabile. La cultura, risorsa fondamentale per lo sviluppo del paese, ha per noi un valore in sé, a prescindere dall’utile economico che può produrre. La cultura e’ tra gli strumenti fondamentali, insieme ad altri, per la crescita individuale e collettiva, strumento per la formazione di una coscienza critica, oltre che occasione per uno sviluppo di qualità. Il valore della cultura risiede nell’utile culturale e quindi sociale che determina.
• Uno stato civile investe in cultura: come e’ scritto nel programma dell’unione e come viene indicato nel documento di programmazione economica e finanziaria del governo, l’investimento in cultura va portato almeno all’1 percento del pil (ora e’ allo 0,26 percento circa)
• Servono politiche pubbliche che garantiscano a tutti il diritto di accesso alla produzione della cultura e il diritto di accesso alla fruizione della cultura. Politiche pubbliche che:
- Favoriscano e sostengano economicamente la produzione indipendente e quindi la pluralità dell’espressione e dell’offerta culturale;
- Contrastino con normative antitrust i monopoli nei settori della musica,
dell’audiovisivo, dell’editoria;
- Creino spazi realmente pubblici di produzione, sperimentazione, riflessione,
ricerca, incontro, scambio;
- In attuazione della convenzione dell’UNESCO per la protezione e la promozione delle diversità delle espressioni culturali, recentemente ratificata dal governo, promuovano la produzione culturale nazionale, anche sullo scenario internazionale;
- Aboliscano qualsiasi forma di censura, quella del mercato, quella degli apparati di produzione, quella amministrativa;
- Prevedano la riduzione dell’iva al 4 percento per tutti i prodotti e le attività culturali;
- Prevedano interventi economici e prezzi ridotti per i giovani e le classi più disagiate per concerti, teatri, cinema, mostre, biblioteche, musei, archivi, eccetera.
- Prevedano l’obbligo per tutti gli archivi pubblici (rai, cineteca nazionale, discoteca di stato, ecc.) di fornire gratuitamente copia delle opere conservate alle scuole pubbliche e a chiunque ne voglia fare un uso esclusivamente culturale; prevedano l’obbligo di garantire l’accesso ai loro archivi.
• Sono urgenti politiche pubbliche che garantiscano la formazione professionale e
culturale.
• Va assicurato il riconoscimento del lavoro creativo e artistico come lavoro: ammortizzatori sociali, malattie del lavoro, pensioni, riconoscimento del periodo di non lavoro come periodo di lavoro e quindi come tale retribuito. Il rispetto del contratto nazionale di lavoro e’ requisito per accedere a qualsiasi forma di finanziamento pubblico.
• E’ necessario affrontare la sfida posta dalla riforma del Titolo V della Carta Costituzionale attraverso un approccio di cooperazione e collaborazione tra i diversi livelli Istituzionali coinvolti, rifiutando una soluzione di mera sussidiarietà o una frammentazione della politica culturale.
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